Studiare meglio non significa soltanto passare più tempo sui libri. Significa imparare a farlo con metodo. Significa avere a disposizione un insieme di conoscenze e competenze per organizzare in modo consapevole ed efficace l’attività dello studio.
Studiare meglio vuol dire:
- creare un metodo di riferimento personale;
- imparare a gestire il tempo e individuare le attività prioritarie;
- allestire un ambiente favorevole alla concentrazione e allo studio;
- riconoscere che lo studio non riguarda solo cosa si studia, ma anche come, quando e dove lo si fa.
Io sono Daniela Perfetti, e come Professional organizer aiuto le persone a migliorare la propria organizzazione; anche nel metodo di studio. Questo è il primo articolo della nuova categoria Organizzazione e metodo di studio, che raccoglierà approfondimenti pratici e riflessivi su questo argomento. È un’introduzione generale, ma già capace di fornire alcuni spunti concreti su cosa tenere in considerazione quando si vuole iniziare a studiare meglio.
In questo articolo troverai una prima analisi generale per capire se il metodo di studio che utilizzi – o che utilizzano i tuoi figli – contiene già gli elementi fondamentali su cui costruire un sistema efficace e personalizzato.
Ma facciamo un passo indietro. Partiamo da alcune basi importanti: le funzioni che iniziano a svilupparsi nei primi anni di vita e che, con il tempo, diventano centrali per imparare a organizzare, pianificare e affrontare lo studio in modo consapevole. Sono proprio queste funzioni che ci guideranno nel nostro percorso di approfondimento.
Le funzioni esecutive: la base per imparare a studiare
Quando parliamo di metodo di studio, ci riferiamo spesso a tecniche e strategie. Ma alla base di tutto ci sono le funzioni esecutive: quei processi cognitivi che ci permettono di gestire i pensieri, le emozioni e le azioni per raggiungere un obiettivo. Questa definizione è ben spiegata dalla psicologa scolastica Rebecca Branstetter, che nel suo libro Impara a organizzarti le descrive come il motore organizzativo della nostra mente, indispensabile per iniziare un’attività, mantenere la concentrazione, regolare il tempo e portare a termine un compito.
Pensiamo ad esempio a una studentessa (o uno studente) che deve preparare una verifica di storia. Le servono:
- organizzazione mentale, per capire da dove cominciare;
- flessibilità cognitiva, per passare dallo studio individuale al confronto con i compagni;
- memoria di lavoro, per trattenere le informazioni principali mentre legge e sottolinea;
- gestione del tempo, per suddividere lo studio nei giorni disponibili;
- autoregolazione emotiva, per non farsi travolgere dall’ansia se qualcosa non è chiaro;
- e soprattutto costanza e completamento, per arrivare preparata al giorno della verifica.
Le principali funzioni esecutive che entrano in gioco durante lo studio sono:
- avvio dell’attività – la capacità di iniziare un compito senza rimandare troppo, utile per affrontare i compiti senza aspettare l’ultimo minuto;
- inibizione delle reazioni impulsive – come resistere alla tentazione di guardare il telefono mentre si studia;
- attenzione sostenuta – mantenere la concentrazione per almeno 20-30 minuti senza distrazioni;
- gestione del tempo – stimare quanto serve per studiare ogni materia e organizzarsi di conseguenza;
- memoria di lavoro – tenere in mente le informazioni mentre si completano esercizi o si preparano mappe concettuali;
- flessibilità cognitiva – sapersi adattare quando cambia l’orario di una verifica o si deve affrontare una materia più difficile del previsto;
- autoregolazione emotiva – gestire frustrazione o ansia durante lo studio;
- completamento delle attività – portare a termine un compito anche se richiede più tempo del previsto;
- organizzazione e pianificazione – saper suddividere grandi obiettivi (es. una ricerca) in piccoli passi fattibili.
Due aspetti importanti da ricordare:
- gestione del tempo e organizzazione sono parte integrante delle funzioni esecutive,
- queste abilità si sviluppano fino ai primi anni dell’età adulta. Infatti pianificazione, problem solving e autocontrollo maturano lentamente, ed è normale che un adolescente debba ancora imparare a gestirle pienamente.
Questo significa che l’adolescenza è una fase decisiva: un periodo in cui l’intervento educativo (da parte di genitori, insegnanti, educatori o professionisti) può fare una grande differenza nel sostenere la costruzione di un metodo di studio personale e funzionale.
Come studiare meglio
Studiare meglio si può. Non serve rivoluzionare tutto da un giorno all’altro, ma iniziare da alcune azioni semplici, concrete e adattabili. Ecco 5 passi da cui partire, utili sia per i genitori che vogliono aiutare i figli, sia per ragazze e ragazzi che vogliono diventare più autonomi nello studio.
1. Scegli un orario fisso per iniziare a studiare
Avere un orario di inizio regolare aiuta a creare una routine che facilita la concentrazione. Quando il cervello si abitua ad attivarsi sempre nello stesso momento della giornata – ad esempio dopo pranzo o dopo una merenda – entra più facilmente in modalità “studio”. Questo vale per tutti, ma è particolarmente utile per gli adolescenti, che spesso hanno orari irregolari e faticano ad attivarsi senza una struttura chiara. Inoltre, avere un orario di riferimento riduce il tempo perso a decidere “quando cominciare”, abbassa la soglia della procrastinazione e fa risparmiare energia mentale.
2. Inizia sempre con un compito semplice
L’avvio è spesso la parte più difficile dello studio. Per questo conviene iniziare da un’attività leggera o familiare, come rivedere gli appunti, preparare i materiali o sottolineare un testo già letto. Questo aiuta a “sbloccare” la mente, a prendere ritmo e ad allontanare la tentazione di rimandare. Il primo passo non deve essere perfetto: deve solo servire ad avviare il motore. È un approccio efficace sia per chi si sente sopraffatto, sia per chi ha bisogno di un piccolo incoraggiamento per mettersi in moto.
3. Usa un timer per studiare a blocchi
Studiare per ore senza interruzioni porta facilmente alla distrazione e alla fatica. Una strategia utile è suddividere il tempo in blocchi gestibili (usa la Tecnica del pomodoro: 25 minuti di studio concentrato, seguiti da 5 minuti di pausa), così da mantenere l’attenzione viva senza esaurirsi. Questa tecnica – semplice ma efficace – è utile anche per sviluppare la percezione del tempo necessario per ciascuna attività. Genitori e figli possono usarla insieme per creare un clima di lavoro condiviso, o per rendere più visibile il “prima e dopo” dello studio. Anche le pause, se brevi e rigeneranti, fanno parte del processo.
4. Prepara lo spazio prima di cominciare
Un ambiente ordinato e ben organizzato può fare la differenza tra uno studio produttivo e una sessione dispersiva. Prima di iniziare, è utile eliminare tutto ciò che può distrarre (telefono, notifiche, oggetti inutili) e avere a portata di mano ciò che serve: libri, quaderni, penne, una borraccia. Anche la posizione della sedia, la luce naturale e la temperatura dell’ambiente influenzano la capacità di restare concentrati. Non serve una stanza dedicata; anche un piccolo angolo, se ben pensato, può diventare un efficace spazio di studio. L’importante è che sia riconoscibile e coerente; studiare sempre nello stesso posto aiuta il cervello a entrare nel giusto stato mentale.
5. Fai un check a fine giornata
Al termine dello studio, prendersi qualche minuto per fare un bilancio può aiutare moltissimo. È un momento per chiedersi: “Cosa ho fatto oggi? Mi è stato utile? Cosa resta da fare domani?” Questo tipo di riflessione aiuta a costruire la consapevolezza delle proprie abitudini e a migliorare gradualmente l’organizzazione. Può essere utile farlo per iscritto su un quaderno, un’agenda o una nota digitale. Anche i genitori possono accompagnare questo momento, senza giudizio, ma con domande aperte: “Cosa ti ha aiutato oggi?”, “Cosa è stato difficile?”, “Hai bisogno di qualcosa per domani?”. È un piccolo gesto che rafforza il senso di efficacia e l’autonomia.
Studiare meglio: una questione di pazienza e supporto condiviso
Comprendere che l’organizzazione e il metodo non si “insegnano” una volta per tutte, ma si costruiscono nel tempo e con l’esperienza, aiuta ad adottare un approccio più paziente, flessibile e realistico.
Serve costanza, certo, ma anche la capacità di adattarsi. E serve soprattutto uno sguardo condiviso: tra chi studia e chi accompagna, tra genitori e figli, tra insegnanti, tutor ed educatori. Ognuno può avere un ruolo nel sostenere la crescita dell’autonomia, nella scuola come nella vita.
Creare un metodo di studio efficace è un percorso che può durare settimane o mesi, ma che offre risultati duraturi: più sicurezza, più serenità, meno conflitti.
Se stai facendo fatica a organizzare lo studio, ti senti confusa/o, senza un metodo chiaro o sopraffatta/o dai compiti, oppure se sei un genitore e riconosci queste difficoltà nei tuoi figli, possiamo valutare insieme come intervenire in modo semplice e concreto. Raccontami la situazione attraverso il modulo contatti.






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